Francesca Santucci
IL VOLO DEL PALLONCINO
(Francesca Santucci, "Storie colorate,
Apollo edizioni
2018")
L'anno
scorso un palloncino a forma di cagnolino dalmata, sfuggito, probabilmente,
dalla mano di un bambino il giorno in cui c'era stata la fiera in paese,
restò intrappolato per giorni fra i rami di un tiglio davanti casa mia. Per giorni
e giorni lo osservai, ne osservai gli spostamenti dovuti ai refoli di vento che
riuscivano a penetrare nel fogliame. Ogni mattina, al mio risveglio, il primo
pensiero era quello di accertarmi che ci fosse ancora e non fosse volato
via...intanto, però, a volare era la mia fantasia ... Poi, finalmente,un giorno,
mi accorsi che era disceso ad un'altezza abbastanza ragionevole per essere
liberato e, così, pur se mezzo sgonfio, insieme ad un amico, Italo Riceputi, lo
tirai giù e, felice come una bambina, lo tenni per me, e scrissi questa
storiella.
Maggio
2015
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C’era stata la fiera quella domenica in paese, e tra le vie affollate di
passanti e bancarelle che esponevano le più varie mercanzie, nei profumi
dello zucchero filato e delle ciambelle di mele inzuppate in dolci mieli,
con il sottofondo musicale delle canzoncine infantili che accompagnavano i
bambini sulle giostre, alti si erano levati i gridolini di gioia dei più
piccoli quando, dopo una brevissima resistenza dei genitori, finalmente
erano riusciti a farsi regalare un colorato palloncino volante, dalla
forma comune o più strana, a goccia,
a sfera, a cuore, a ciambella, a cilindro, decorato, disegnato,
fosforescente, brillantinato, che il venditore aveva offerto sorridendo,
che loro avevano accolto trionfanti.
Si divertivano un mondo quei bimbi a tendere i palloncini verso l’alto
allungando il ditino al quale tenevano legato il filo, e sembravano felici
pure i palloncini multicolori, rossi e bianchi, verdi e lilla, arancioni e
blu, di protendersi e ondeggiare sinuosi come danzatrici orientali verso
il cielo turchino. E quelli che avevano forme di animali, gatto, cane,
scimmia, tigre, delfino, farfalla, parevano davvero prendere consistenza
ed animarsi, piano dondolandosi nell’aria. Ma, oh, ecco che, per un
improvviso colpo di vento, un palloncino a forma di cagnolino dalmata,
bianco a grandi macchie nere, con un bel collarino fucsia dipinto intorno
al collo, si staccò dal ditino del suo padroncino e s’involò, ma non andò
molto lontano, finì tra il fogliame di un profumato albero di tigli, e lì
restò intrappolato.
Pianse il bambino al quale era stato strappato quel palloncino, e il suo
babbo non riuscì a recuperarlo, troppo alto era l’albero, nemmeno
allungando un bastone si poteva riuscire a riprenderlo, e, così, non gli
restò che cercare di far sparire le lacrime del suo figlioletto
acquistandone uno nuovo. Ma il bambino non dimenticò nemmeno nei giorni a
venire il suo amico, anche perché, ogni volta che ripassava nel viale,
tornando da scuola con la sua mamma o con il suo papà, sempre lo
intravedeva, tra le verdi foglie e i bianchi fiorellini del tiglio, con i
dolci occhioni tristi, il muso rivolto verso il cielo, le quattro zampe a
cavalcioni di un fragile ramo, oppure sospeso a testa in giù, a volte un
po’ più in alto, a volte un po’ più in basso, secondo come lo disponevano
gli allegri refoli di vento che riuscivano ad aprirsi un varco e ad
insinuarsi.
Per giorni e giorni quel palloncino restò sospeso lassù, e il bambino, fra
le lacrime per il compagno appena trovato e subito perso, nella sua
immaginazione lo trasfigurò, lo animò di vita propria e cominciò a pensare
che fosse davvero un cagnolino. Immaginava che di giorno guardasse il
cielo azzurro, godesse del tepore dei raggi del sole che, dolcemente,
s’insinuavano tra le foglie, ascoltasse il canto degli uccelli liberi
nell’aria e si stupisse ai loro voli e alle rincorse delle api che si
tuffavano nelle corolle dei fiori per suggere il dolce nutrimento.
Immaginava che di notte ammirasse le stelle e la luna luminosi nel
firmamento e sognasse che giungesse un nuovo colpo di vento a liberarlo
dall’intrico dei rami e del fogliame che lo imprigionavano, che
sospirasse, guardando giù verso terra con gli occhioni umidi o guardando
su verso il cielo nel quale, credeva, avrebbe ritrovato la libertà…Ma
ugualmente il cagnolino restava intrappolato, non poteva discendere
dall’albero, che era troppo alto, e lui non era una scimmia per balzare
via, non era un gatto per saltare giù, e non aveva ali per spiccare il
volo e, dolcemente, planare a terra. Allora non gli restava che porsi in
ascolto delle voci della natura, osservare e sognare, cullato dalla brezza
leggera che filtrava tra i rami.
Ma quel cagnolino era pur sempre un palloncino che, quando vola in cielo,
prima o poi scoppia. Salendo in alto si dilata, la gomma di cui è composto
non può reggere la dilatazione e, allora, scoppia, ricadendo lontano in
terra in miseri brandelli: era questo il destino che attendeva il povero
cagnolino ignaro sull’albero, e ben lo sapevano i genitori del bambino,
che comprendevano la malinconia del loro figlioletto per l’amico
intrappolato, ma dovevano prepararlo al triste evento!
Allora gli parlarono, prospettandogli con cautela e dolcezza l’inevitabile
conclusione, ma anche cercando di consolarlo. Il suo papà lo invitò a
pensare che, da quando era nato, quel cagnolino era stato sempre
prigioniero, prima legato ad un filo, nella mano del suo creatore, poi in
quello del venditore, poi ancora in quello del bambino, infine
intrappolato sull’albero, perciò, quando sarebbe riuscito a districarsi
dal viluppo vegetale e avrebbe preso la rincorsa verso l’alto, sarebbe andato,
sì, incontro a morte certa, ma in libertà, fra le azzurrità del cielo; e
la mamma aggiunse che, se avesse espresso un desiderio al cagnolino,
quello, prima di scoppiare, l’avrebbe consegnato agli Angeli che vivevano
oltre l’arcobaleno, che lo avrebbero esaudito.
Allora il bambino ci pensò su un attimo, sollevò la testa in direzione
dell’albero, e poi espresse il suo desiderio: che a nessun bambino
mancassero mai l’amore dei suoi genitori e la libertà.
E, così, il giorno in cui ripassando nel viale più non scorse il cagnolino
sull’albero, intuendo cos’era accaduto, un poco pianse, ma poi,
stringendosi ai suoi genitori, si consolò pensando che, finalmente, il suo
amico era libero, e che il suo desiderio aveva raggiunto gli Angeli nel
cielo.
(la fiabina è stata pubblicata anche
nell'antologia AA.VV.
"In primavera...ti racconto una favola", Associazione culturale Picard "Davide
Aino" 2015 )
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